
-Basta! Pensi solo al gioco d’azzardo, ti lascio!
-Ci avrei scommesso.
Le qualità dei giocatori di bridge devono essere molteplici. Tra le più note, oltre alla memoria e all’abilità logica, dobbiamo mettere in conto la capacità di concentrazione, il sangue freddo e una notevole velocità di analisi che permette di raccogliere i dati per poterli sfruttare al meglio.
Regola basilare del bridge è l’estrema lealtà, che deve (o dovrebbe) escludere ogni accordo segreto tra compagni. Le peculiarità che occorrono per praticare questo gioco quindi, lo escludono dai giochi d’azzardo; a confermarlo anche la sentenza di un tribunale della California, che riconosce solo l’abilità del giocatore nel conseguire un risultato finale.
Di recente mi sono trovata a riflettere quanto, la tentazione o la tendenza, a giocare d’azzardo anche nella vita, pregiudichi le nostre situazioni quotidiane.
Il confine tra il calcolo e il rischio è molto più sottile di quanto si possa pensare e spesso viene confuso o oltrepassato senza averne una precisa coscienza.
Ho spesso sentito dire che si è corso un “rischio misurato”, che mi è sempre parso come quel “dolore che gusta” di quando mi massaggiano la schiena.
Buttarsi a capofitto in imprese o avventure lo si può fare in svariati modi: da giocatori di bridge, dove si cerca di calcolare tutto per garantirsi la massima resa e la buona riuscita del progetto; oppure da giocatori di poker dove oltre al calcolo, possiamo mettere in conto anche la capacità di bluffare e una buona dose di fortuna.
Non è un caso che mi sia appassionata al bridge, i giochi d’azzardo non sono mai stati un attrattiva per me e le rare volte in cui mi sono cimentata in attività che necessitavano l’aiuto della provvidenza, la Dea Bendata (che suppongo nel mio caso non copra solo gli occhi ma sia avvolta come Tutankhamon) mi ha sempre voltato le spalle in modo irriverente. Le conquiste migliori sono sicuramente arrivate dopo aver sudato tutte le camicie del mio armadio.
Quindi quando mi è stato detto, che nella vita sono una giocatrice d’azzardo, mi sono interrogata se nell’affermazione ci fosse del vero.
Ho dovuto riflettere parecchio per arrivare alla conclusione che, l’azzardo, non è dato dal premio finale, ma da quello che già possediamo e che siamo disposti a perdere.
Quando la posta in gioco è più importante del premio che potremmo ottenere, rischiando di rimpiangerla per sempre, lì sta l’azzardo. Cosa che onestamente non credo di aver mai fatto. Ma se scommetti mettendo in palio la tua vecchia Fiat Duna, anche se la Dea Bendata o Cupido ti girano le spalle, lasci volentieri che si allontanino al sua guida.
La determinazione o l’entusiasmo nel gettarsi nelle tempeste, non dovrebbero essere interpretati come sintomi di personalità avventuriere e spericolate. Qualcuno ha fatto le dovute valutazioni, altri non hanno avuto alternative e sicuramente c’è chi sprezzante del pericolo ha azzardato per un brivido di adrenalina.
Personalmente ritengo di avere una personalità da bridgista invece che da poker player, più predisposta ad una vita in cui l’unico gratta e vinci che amo è il Parmigiano Reggiano sulle lasagne.
Conoscere i propri limiti e le proprie debolezze, esattamente come i bravi bridgisti sanno fare, dovrebbe aiutare a valutare lo scibile tra azzardo e sicurezza.
Buon gioco a tutti quindi, a quelli che scelgono la briscola e a quelli che si danno al bingo. Vi auguro che la vostra dea della fortuna non abbia la cataratta ma soprattutto che sappiate abbandonare qualsiasi gioco quando, senza sforzo alcuno, una cosa bella si butta nelle vostre braccia.


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